Al peggio, si sa, non c'è mai limite: se solo stamattina vi avevamo raccontato dell'ipotesi di un fondo da 100mln per garantire la riuscita dell'ormai celebre operazione "Salva banche", adesso la situazione di cui vi parliamo è ancora peggiore, quasi grottesca: i risparmiatori che in una sola notte si sono trovati privati di tutti i loro soldi, dopo l'azzeramento delle azioni delle "fantastiche 4", ovvero Banca Marche, CariChieti, Carife e PopEtruria, dovranno comunque onorare il debito con il Fisco italiano; a fine anno è previsto l'invio dell'estratto conto a tutta la clientela, compresa quella "fregata" di recente.

Indipendentemente dalla perdita che ammonta a 788 milioni di euro in bond e oltre 1,7 miliardi di azioni, coloro che tra le diverse offerte di conti correnti avevano deciso di puntare su una di queste quattro banche non solo dovranno pagare determinate tasse, ma perdono anche i benefici concessi sugli investimenti in rosso. .

Le tasse da versare altro non sono che le imposte di bollo, pari allo 0,2% dell'ammontare dell'investimento e del capitale custodito in banca: la cosa curiosa, se così possiamo definirla, è che lo Stato pretende di incassare una somma su soldi che non esistono più.

La tragedia dell'assurdo non finisce qui: coloro che sono rimasti vittime del "Salva banche" del Governo non potranno usare il credito di imposta del 26% sulla minusvalenza, questo perché l'azzeramento del valore non è una cessione del titolo sul mercato, e quindi il risparmiatore non si trova a contabilizzare una perdita di valore anche se, nella pratica, ha perso tutti i propri risparmi.

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Risparmiatori infuriati per il "Salva banche". Renzi si giustifica

In questa drammatica situazione, dove i risparmiatori e gli investitori si sono ritrovati privati di quello che avevano raccolto per anni, il Premier Mattero Renzi si è sentito in dovere di giustificare la propria scelta, sostenendo che le banche senza decreto sarebbero fallite.
E' proprio vero? Sembrerebbe di no: gli istituti di credito si sarebbero potuti salvare a costi molto più alti, quasi il quadruplo rispetto ai 3,6 miliardi utilizzati, tramite il sistema bancario.
Questa scelta onerosa, sicuramente non ben vista dai banchieri, è stata scartata per intraprendere la strada nota a tutti e di cui fanno le spese i risparmiatori e gli investitori.

Questa situazione ha evidenziato la prassi del Governo di cedere ai "ricatti" delle banche, prendendo scelte impopolari, ma che non intaccano la stabilità degli istituti di credito, che vengono preservati e tutelati dalla classe dirigente del Paese.
Parafrasando Brecht: "Cos'è rapinare una banca a paragone del salvare una banca?".