E' ancora freschissima la notizia del crack di Banca Marche, CariChieti, Carife e PopEtruria, e le indagini sono ancora in atto: è legittimo, quindi, chiedersi come cambieranno le banche nel futuro prossimo, in un periodo importante e delicato come quello attuale, a inizio 2016, 8 anni dopo la crisi del 2008.

Andrea Manfredi, fondatore di SuperMoney, ne ha discusso in un'intervista rilasciata a IBL Magazine, il periodico online di IBL Banca: quali sono stati i temi affrontati? Vediamone una panoramica dettagliata.

Come cambieranno le banche? Dopo il 2008 non c'è stato progresso

Analizzando la crisi sistemica del 2008, Manfredi ha sottolineato che il sistema bancario italiano si è dimostrato fondato su logiche vecchie: la crisi che avrebbe potuto rivoluzionare l'intero sistema economico degli Istituti di Credito americani e non solo, ne ha invece evidenziato la fragilità delle basi.
Mancanza di investimenti per innovare nella tecnologia e nel prodotto, stretta del credito, e auto referenzialità, sono il presente del sistema bancario italiano e bisognerà attendere affinché i cittadini-utenti possano essere più autonomi, anche grazia alla tecnologia che vediamo crescere pian piano, un esempio su tutti la possibilità di aprire e gestire conti correnti on line.

"Un oligopolio assistito nella sua fase di decadenza", questa è la definizione che Andrea Manfredi ha dato a IBL Magazine della condizione odierna in cui operano gli Istituti di Credito.
Tra gli esempi citati c'è quello dei milioni che il sistema bancario italiano ha destinato al salvataggio di Fondiaria SAI, "rattoppata" da Unipol, e le irrisorie cifre destinate alle piccole imprese industriali: questa discrepanza è emblematica del contesto e della mentalità del sistema bancario vigente.

La tecnologia: il futuro nel cambiamento degli Istituti di Credito

Come in tutti i Paesi del mondo anche in Italia le banche cercano di aggiornarsi dal punto di vista tecnologico puntando sempre di più sull'home banking: secondo Manfredi i sistemi digitali degli Istituti italiani sono agli albori.

"Sicuramente la digitalizzazione dei servizi bancari porterà una maggiore efficienza", questo perché ci saranno diminuzione di costi, incremento della trasparenza, e maggior personalizzazione del servizio, così da far diventare il cliente-utente vero protagonista.

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Come devono necessariamente cambiare le banche?

L'aspetto tecnologico che migliora la customer experience fa riflettere su quale dev'essere necessariamente il futuro delle banche: la crescita dell'utilizzo di canali di consumo digitali fa capire che i consumatori necessitano di un rapporto personalizzato, di assistenza rapida, immediata, continua e puntuale.
La distanza tra clienti e Istituto di Credito deve essere accorciata, gli utenti si devono fidare della banca e non percepirla come un ostacolo o un ente pronto a penalizzarlo.
Se questa evoluzione in favore del digitale non avverrà, le banche tradizionali faticheranno a resistere alla concorrenza dei soggetti esclusivamente digitali che sono entrati ed entreranno nel mercato (Google e Apple tra tutti).

"Il contatto face-to-face banca-cliente rimarrà solo nelle situazioni in cui crea un vero valore aggiunto per il cliente o per la banca", ma muterà anch'esso: niente più sportelli, ma video call o consulenti diretti.

In conclusione si può affermare che il sistema bancario italiano tradizionale è fondato su principi anacronistici, che vanno rivisti per poter garantire ai propri clienti un'esperienza soddisfacente, multimediale, incisiva e precisa.
Le premesse sembrano esserci, nonostante tutto, bisogna soltanto snellire i tempi e svecchiare i modi nel minor tempo possibile.