Il Decreto banche è stato approvato dal Senato e porterà immediate conseguenze per le banche di credito cooperativo, per lo smaltimento dei crediti in sofferenza e per l'anatocismo. Con 171 sì, 105 no, un solo astenuto il Senato ha approvato la trasformazione in legge del Decreto Banche, la cui scadenza per l'approvazione era prevista per il prossimo 15 aprile. Insomma, dopo il fallimento banche che ha messo a rischio oltre 1.000 piccoli risparmiatori, il mercato si prepara ad un nuovo scossone.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le principali novità contenute nel Decreto e quali saranno le conseguenze per i risparmiatori.

Decreto banche: divieto dell'anatocismo

Uno delle principali questioni trattate dal Decreto Banche riguarda il problema dell'anatocismo, ovvero il meccanismo di capitalizzazione degli interessi. Quel fenomeno per il quale gli interessi maturati nel conto corrente bancario vengono addebitati nello stesso conto divenendo una somma sulla quale successivamente maturano ancora altri interessi. Per gli effetti immediati sui risparmiatori, l'anatocismo bancario rappresenta da sempre una delle questioni più ricorrenti nei contenziosi che riguardano le banche i loro clienti.

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Con il Decreto banche si pone finalmente il divieto all'anatocismo stabilendo che la periodicità nel conteggio degli interessi non potrà essere inferiore ad un anno. Inoltre, anche gli interessi maturati in seguito all'uso delle carte di credito 'revolving', non possono produrre altri interessi. I provvedimenti stabiliti dal Decreto non hanno però soddisfatto le associazioni dei consumatori, che definiscono la norma addirittura peggiorativa dal momento che l'unica vera novità riguarderà la capitalizzazione annuale degli interessi.

Decreto Banche: quali conseguenze per le Banche di credito cooperativo

La seconda grande questione affrontata dal Decreto banche riguarderà la Banche di credito cooperativo e in modo particolare l'introduzione delle way out per le banche. La riforma introduce di fatto l'obbligo per le banche di Credito Cooperativo - con meno di 200 milioni di euro - di aderire a un gruppo capitanato da una SpA con almeno 1 miliardo di euro di patrimonializzazione.

Gli istituti che non vogliono aderire alla holding, e possiedono i requisiti patrimoniali richiesti, avranno 60 giorni di tempo dall'entrata in vigore della legge per esercitare l'opzione di way out, chiedendo alla Banca d'Italia la trasformazione in SpA. All'atto di conferimento le Bcc dovranno versare una tassa straordinaria, ovvero versare allo Stato il 20% del loro patrimonio netto. Questa operazione richiederà la costituzione di un fondo ad hoc per la fase di transizione delle BCC.

Quali saranno le conseguenze per i crediti in sofferenza?

Terza grande questione trattata dal Decreto Banche è la gestione e lo smaltimento dei crediti in sofferenza da parte delle banche italiane. Una problematica davvero complessa che ha spesso ostacolato la ripresa del mercato creditizio. Grazie alle direttive europee per solidità del sistema bancario sarà creata una garanzia pubblica, meglio definita come GACS, ovvero cartolarizzazione crediti in sofferenza. In questo modo lo Stato potrà garantire il rimborso delle cartolarizzazioni più sicure, ovvero di quelle che vengono rimborsate in via prioritaria mediante gli interventi di recupero dei crediti.