Conti correnti e fallimento della banca - Video Guida

Andrea Manfredi parla delle possibilità del fallimento di una banca in Italia e degli eventuali effetti sui risparmi e sui conti correnti.

Andrea Manfredi parla di conti correnti a Class Tv - Testo integrale

Sulla scia della cronaca quotidiana di questi giorni, osserviamo come il caso Monte dei Paschi di Siena abbia catturato l’attenzione dell’opinione pubblica, lasciando affiorare nuovi dubbi e quesiti. Se, ad esempio, succedesse un crack della banca presso cui un cittadino ha il suo conto corrente, rischierebbe di perdere tutto o sarebbe in qualche modo garantito? Lo chiediamo al nostro ospite Andrea Manfredi, amministratore delegato di Supermoney.eu, sito per il confronto di prodotti bancari, assicurativi e di servizi legati al mondo delle utilities. Bentrovato, Andrea.

La vicenda MPS sta preoccupando un po’ tutti, dagli istituti di vigilanza ai privati cittadini, allarmati per il timore di perdere tutti i loro risparmi. Cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere?
Il problema di Monte dei Paschi è serio, ma non è l’elemento su cui concentrarci, lo abbiamo visto dalle numerose richieste di informazioni ricevute nei giorni scorsi da parte di cittadini seriamente preoccupati.

Cosa vi chiedevano i privati che vi hanno contattato?
Innanzitutto desideravano sapere come scoprire se la banca presso cui hanno il conto corrente sia effettivamente sicura. L’altra domanda che ci è stata rivolta spesso riguarda il rischio di perdere il denaro depositato, in caso di fallimento dell’istituto di credito. Sono numerosi gli utenti che ci hanno chiesto quanto sia realistico questo rischio.

Quali risposte possiamo dare a questi cittadini?
Relativamente alla possibilità di sapere quanto sia sicura la propria banca, possiamo dire con certezza ai cittadini che un privato non possiede gli strumenti per effettuare questa valutazione! Valutare il rischio di una banca è estremamente complesso: lo fanno le agenzie indipendenti di rating – quali Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – con tutte le problematiche di trasparenza e indipendenza connesse, che non approfondiamo in questa sede.
Un modo semplice e immediato per conoscere il livello di sicurezza di una banca è andare sui siti di queste agenzie per vedere il rating (il punteggio) assegnato a un determinato istituto bancario. Un altro strumento di cui ci si può avvalere è l’organo di vigilanza: Bankitalia controlla che gli istituti di credito rispettino i requisiti di operatività. Con requisiti di operatività si intende il bilanciamento tra crediti e disponibilità: prestiti e mutui da un lato, liquidità depositata nell’istituto dall’altro.

Noi privati cittadini non possiamo, però, andare in banca per scoprire se i conti siano a posto o meno?
No, il privato cittadino non possiede assolutamente gli strumenti per farlo, può solo avvalersi delle valutazioni delle agenzie di rating o di Bankitalia.

Passando al secondo quesito che vi hanno posto, si rischia davvero di perdere tutto se la banca fallisce?
No, questo rischio è davvero remoto perché in Italia esiste il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Grazie a questo Fondo, in caso di fallimento della banca, è lo Stato a garantire la restituzione dei depositi bancari fino a un massimo di 100 mila euro.
Questo significa che una buona strategia per star certi di vedersi restituiti tutti i depositi, in caso di fallimento, è la diversificazione del rischio bancario. Se apro, ad esempio, due conti correnti presso due diverse banche, ciascuno dei due sarà garantito fino a 100 mila euro, pertanto lo Stato potrà restituirmi fino a 200 mila euro complessivamente. Diversamente accade per due conti aperti presso la medesima banca: in questo caso, lo Stato potrà restituirmi al massimo i 100 mila euro previsti dal Fondo.
I rimborsi poi avvengono rapidamente, in quanto la normativa stabilisce un limite massimo di 20 giorni lavorativi perché la restituzione dei depositi sia effettiva.

Se però abbiamo più di 200 mila euro in banca e la banca riuscisse comunque, in caso di default, a restituirli, allora ci verranno restituiti tutti?
Certo, se la banca dispone di liquidità, restituirà l’intero deposito. Quello che abbiamo prospettato è lo scenario più catastrofico, quello in cui l’istituto di credito, non avendo questa possibilità, può contare solo sull’intervento statale.
Dobbiamo ricordare che esiste anche un'altra forte forma di tutela. È molto difficile che lo Stato lasci fallire una banca senza prendere specifici provvedimenti, lo  abbiamo potuto osservare anche nel caso Monte dei Paschi di Siena. Solitamente, nel momento in cui si verifica un presunto ammanco patrimoniale, il pubblico interviene comprendo il buco con un prestito che gli verrà restituito nel tempo.

Possiamo dunque concludere che conti correnti e conti deposito siano prodotti bancari sicuri?
Sì, sono sicuri, però dobbiamo fare una precisazione. Spesso in Supermoney ci siamo sentiti chiedere se i conti correnti siano una forma di investimento sicuro. La risposta a questa domanda è no, perché il conto corrente non è uno strumento di investimento, bensì di pagamento. è un deposito in cui lasciare la liquidità necessaria alla gestione dell’operatività corrente delle proprie esigenze. La liquidità di scorta è più conveniente destinarla a un conto deposito, che è una forma di investimento sicuro, in quanto tutelato dal Fondo interbancario, e anche remunerativo, perché i tassi di interesse arrivano fino al 5%.

Significa dunque che il conto deposito rientra negli investimenti a basso rischio?
Esatto, lo possiamo infatti equiparare al rischio di un investimento in titoli di Stato. Anche la solvibilità del conto deposito è garantita dallo Stato, dal momento che il Fondo interbancario di Tutela dei Depositi copre anche i conti depositi fino a 100 mila euro.
Un altro investimento sicuro sono i titoli di Stato. Generano rendimenti inferiori, ma sono anche meno tassati rispetto a un conto deposito.
Una terza opzione è costituita dai fondi di investimento privati che offrono un rendimento minimo garantito. Dato che gli istituti che gestiscono questi fondi devono corrispondere agli investitori un rendimento minimo, la gestione della composizione del fondo è estremamente prudente e oculata. Tuttavia, bisogna anche ricordare che, essendoci di mezzo un intermediario privato a gestire il portafoglio di titoli del fondo, l’ente intermediario chiederà all’investitori delle commissioni per remunerarsi.

Come funziona la garanzia del Fondo interbancario di Tutela dei Depositi nel caso in cui la propria liquidità sia depositata presso una banca estera?
Non con tutte le banche straniere è effettiva la garanzia del Fondo interbancario. Ci sono tre fattispecie che andiamo ora ad esaminare.
Il primo caso è quello della banca italiana, nei cui confronti siamo sempre coperti. Abbiamo poi la banca comunitaria (ossia una qualsiasi banca della Comunità europea), che ha sede in Italia e ha la facoltà di aderire al Fondo interbancario. Questo significa che bisogna informarsi in merito all’eventuale adesione dell’istituto al Fondo interbancario italiano. Se l’istituto non ha aderito, risponderà comunque al Fondo interbancario del Paese di origine; ma bisogna fare attenzione al rischio Paese della nazione in questione, che potrebbe non essere lo stesso dell’Italia. La terza ed ultima fattispecie è quella di una banca extracomunitaria che ha aperto una filiale in Italia. Ebbene, in questo caso, la Banca d’Italia impone l’adesione al Fondo interbancario italiano di Tutela dei Depositi.
In conclusione, l’unico caso in cui siamo tenuti a informarci sul tipo di garanzia a tutela dei conti bancari è quello della banca comunitaria.

Ringraziamo per l’approfondimento Andrea Manfredi, amministratore delegato di Supermoney.eu, sito che vi invito a visitare per ulteriori informazioni su questo e molti altri temi legati al mondo del risparmio e degli investimenti.
Grazie, Andrea. Per oggi è tutto.