Redditometro e Redditest, come funzionano i controlli - Video Guida

Andrea Manfredi, Amministratore Delegato di SuperMoney, interviene a Class CNBC per spiegare come funzioneranno le verifiche del redditometro, come ci si può preparare ai controlli e come usare al meglio lo strumento complementare del redditest.

Andrea Manfredi parla del redditometro a Class Tv - Testo integrale

Ritroviamo il nostro esperto Andrea Manfredi, che è amministratore delegato di SuperMoney, il sito di confronto autorizzato anche dall’Agcom. Bentrovato, buongiorno. Andrea, oggi un argomento spinoso perché dal 2013 si è spesso sentito parlare di questo redditometro, poi di redditest, strumenti messi a punto dallo Stato per cercare di fermare gli evasori, ma che rischiano in realtà di andare a toccare tante persone che evasori non sono.
Assolutamente, allora, cominciamo a veder cos’è il redditometro e cos’è il redditest, perché sono due strumenti diversi con finalità molto separate. Il redditometro, ormai lo sappiamo tutti, è quello strumento che, nella versione rivista dall’Agenzia delle Entrate, partirà il primo marzo del 2013 e che va a mettere a paragone le dichiarazioni di quando guadagniamo e quanto effettivamente spendiamo, secondo un processo semplice: se uno spende molto di più di quello che guadagna, magari c’è qualcosa che non funziona, che dobbiamo andare a spiegare. Il redditest è uno strumento del tutto diverso, che è messo a disposizione online dall’Agenzia delle Entrate dove ciascuno di noi può andare, mettere i propri dati, e vedere se effettivamente è passibile di un controllo o comunque è fuori dai parametri per cui si può un po’ rischiare.

Ma questa, Andrea, è una specie di autodenuncia, cioè se io faccio questo redditest e risulto incongruente, cosa faccio, me li chiamo io gli ispettori?
Questa è la domanda assolutamente più gettonata. No, l’Agenzia delle Entrate ha puntualizzato che i dati che vengono inseriti sono assolutamente non utilizzabili per quello che poi effettivamente sono gli accertamenti effettuati nell'ambito del redditometro, quindi è uno strumento da questo punto di vista anonimo.

Consigli di utilizzarlo o no?
Sì, io consiglio di utilizzarlo perché è meglio sapere se siamo in un’area grigia. Perché è meglio saperlo? Andiamo a vedere qual è la principale contestazione che viene mossa al redditometro. La principale contestazione è: ma cosa succede se ho un po’ di soldi che mi dà un parente, un po’ di soldi da parte… magari effettivamente guadagno poco in questo periodo che è anche un periodo di crisi in cui molti liberi professionisti guadagnano di meno, però voglio mantenere il mio tenore di vita. Questa è una domanda appropriata. Allora, in queste situazioni è importante sapere se per il redditometro noi siamo soggetti fuori dai limiti di tolleranza. Perché se lo siamo, dobbiamo mettere in atto tutta una serie di azioni che ci permettono in caso di accertamento di difenderci.

Ah, ecco allora perché è importante sfruttare il redditest.
Assolutamente, sappiamo che siamo in un’area particolare per il redditometro e iniziamo ad avere, raccogliere, organizzare la documentazione nel caso in cui un controllo arrivasse.

Quindi una coscienza pulita può non bastare?
Una coscienza pulita generalmente basta, però potrebbe non bastare. Qua c’è un altro punto importante da ricordare: nel momento in cui il fisco, l’Agenzia delle Entrate, viene con una contestazione per il redditometro, siamo noi a dover dimostrare che effettivamente siamo puliti e tranquilli, non è il Fisco a dover dimostrare che noi siamo degli evasori.

Ecco, questo è uno dei punti più critici, perché se ci viene mossa una contestazione, io sono innocente fino a prova contraria, quindi mi aspetterei che fosse l’Agenzia delle Entrate a produrre delle prove contro di me, invece sono io che devo produrre le prove della mia innocenza
Sono io che devo produrre le prove della mia innocenza, o meglio, innocenza è una parola forse grossa, della mia capacità di spendere quei soldi. Un’altra domanda, un’altra curiosità che hanno molti è: ma perché io cado nella rete dei controlli e qualcun altro no?

Infatti, quali sono queste spese sospette?
Allora, il meccanismo del redditometro parte, per quello che almeno è dato sapere, da una acclarata situazione di sbilancio. Cosa vuol dire? Ad esempio, se io sono un pensionato e viene rilevato dall’Anagrafe tributaria l'acquisto di una macchina di grande cilindrata, oppure io sono un disoccupato e viene rilevato attraverso i movimenti delle mie spese, della mia carta di credito oppure con un controllo, che io ho fatto un mese di vacanza alle Maldive o in qualche resort particolarmente costoso e ho speso 20.000 euro di vacanza... Allora, si parte da una situazione fotografata di acclarato sbilancio.

A valle di questo, le persone vengono così identificate, vengono effettivamente messe così dentro il redditometro. Il redditometro è questa macchina con circa 100 voci di spesa differenti: voci di spesa, di risparmio e investimento. Quindi va a vedere quanto abbiamo speso, quanto abbiamo sui conti correnti e come li abbiamo movimentati, quanti soldi abbiamo investito in eventuali titoli, azioni, polizze, fa il mix di tutto questo e ci dice se per la nostra categoria di persone, effettivamente le nostre spese erano congrue oppure no. Qua c’è un altro elemento particolarmente fastidioso: il Fisco si basa sostanzialmente su due cose per fare questi accertamenti: si basa su quanto risulta all’Anagrafe tributaria, quindi dati certi, ma anche sulle medie Istat. Quindi noi vediamo tutto clusterizzato in piccoli quadratini, e quando il Fisco non ha i dati veri, usa delle medie presunte. Questo chiaramente può portare un qualche scostamento e un qualche problema. In ogni caso, comunque venga calcolato, se da questo redditometro viene fuori che ne usciamo puliti, siamo puliti anche se c’era quella presunzione a monte, se viceversa viene fuori una situazione da chiarire, parte l’accertamento.

E qui è importante capire cos’è la situazione da chiarire: si ha quando la spesa che noi presuntivamente avremmo potuto permetterci e la spesa che effettivamente abbiamo sostenuto, hanno una differenza di almeno il 20%, quindi ci vuole uno scostamento significativo, non di pochi soldi. In più c’è una franchigia, di 12.000 euro. Quindi in ogni caso se quando calcoliamo il 20% la differenza tra il presunto e l’effettivo è inferiore a 12.000 euro, non si prosegue. Questo secondo quello che dicevamo prima, che la stessa Anagrafe tributaria ritiene che 1000 euro al mese possono essere stati ricevuti da qualcun altro. Possono venire da parenti, o dai risparmi. Se usciamo fuori da questi, cosa succede? Succede che ci viene mossa la contestazione. Tipicamente è una lettera che ci viene inviata, una comunicazione. Questa contestazione dirà al contribuente che ha due possibilità: la prima è dimostrare che effettivamente se lo poteva permettere e spiegare perché (e poi vediamo quali sono le possibilità per i perché), la seconda è che questa differenza che per noi non è spiegata, è frutto delle imposte evase e in questo caso ci dev’essere la restituzione dei soldi con la maggiorazione del 30%. A questo punto uno pensa: quali sono le motivazioni da addurre a mia discolpa? Beh, alcune sono abbastanza semplici. Uno può dire “Ho fatto un prestito”.

Beh, ma quello non dovrebbe risultare?
Non necessariamente, oppure “Ho fatto un mutuo di rifinanziamento, liquidità”, quindi effettivamente ho dei soldi in più, “Ho ricevuto una donazione”. In questo caso ci dev’essere la dichiarazione comprovante la donazione. Oppure un’eredità, “Avevo dei soldi da parte”.

Ecco questo, come lo dimostro questo?
Allora, “Avevo dei soldi da parte” vale ai fini del redditometro se questi soldi sono tracciati. Quindi vale se “Avevo dei soldi da parte in banca”.

Quindi uno può andare a prendere gli estratti conto del 2008, 2009, 2010, insomma far vedere che ce li ha da tanti anni…
Esatto, uno fa vedere che li aveva da tanti anni, ora è un periodo difficile, per questo sta attingendo ai risparmi. Tutte queste sono motivazioni solide, già previste come risposte possibili e quindi ci scagionano.

Ecco, a proposito del risparmio, ad esempio devo dimostrare che nel 2008 avevo 100, nel 2009 avevo 98 e che oggi ho 75/70, giusto? Perché se dimostro che nel 2008 avevo 100 e nel 2012 avevo 100, non mi sono giustificato a quel punto, vero?
Assolutamente no, uno deve far vedere che c’è stato un meccanismo di erosione. E qua andiamo al punto immediatamente successivo. Una domanda a mio avviso chiave è: ma oggi io, a maggior ragione se al redditest risulto positivo, cosa devo iniziare a fare concretamente? Cioè, quali sono le azioni che devo mettere in atto? Uno, gestire attentamente i propri conti correnti. Il conto corrente è lo strumento principale di prova nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate, il Fisco viene a farci un controllo. Quindi, tutte le spese che facciamo, grosse, facciamole tracciate, carta di credito o bonifico bancario, perché dopo due anni non ci ricordiamo più cosa abbiamo preso e quanto abbiamo pagato. Poi, i soldi che prendiamo, non facciamoceli dare cash, perché il contante è sinonimo di evasione. Facciamoceli dare sul conto corrente, di nuovo, con il bonifico bancario tracciato di modo che sia chiara la provenienza. Altro elemento importante, l’Italia è il popolo delle partite iva, il popolo dei liberi professionisti. Allora, mantenete una rigida separazione tra il conto corrente personale e il conto corrente professionale, perché altrimenti andare a spiegare poi la differenza tra spese personali e professionali è difficile. Se teniamo a monte le cose separate, è molto più facile.

Però il libero professionista con la partita iva che poi campa con quei soldi, no. Cioè qui stai parlando di chi ha la gestione per esempio di uno studio e la gestione della propria vita.
Meglio anche il piccolo libero professionista, che tenga due conti separati, uno lo usa per le attività di impresa, uno è il suo personale.

Quindi se dovrà comprare il computer per lavoro, scaricandolo dalla partita iva, lo compra dal conto della partita iva.
Esatto, se è per la famiglia, se lo tiene in casa, si mette 5000 euro sull’altro conto e fa il pagamento, perché, di nuovo, l’onere della prova con il redditometro è su di noi, sul contribuente.

Ecco, questo è il meccanismo che più ci ha sconvolti.
Questo è un meccanismo fastidioso. Poi, bisogna essere realistici. L’Italia è un Paese dove l’evasione fiscale è un problema. Ed è il problema per cui oggi abbiamo una serie di questioni aperte. Ora, la scelta del redditometro è una scelta che può essere giusta o sbagliata, questo dipende da come si vuol vedere, anche da un punto di vista politico. Quindi io non so se sia giusta o se sia sbagliata. Sicuramente il problema a monte esiste, quindi è un po’ inutile dire, “Oddio, sono io a dover dimostrare”, perché è come quando si va in autostrada a 180 km/h e si dice “Governo ladro, hanno messo gli autovelox”. Io posso essere anche d’accordo se mi piace andare a 180 all’ora, però c’è una norma e la norma va rispettata. Il redditometro sostanzialmente cosa dice: se tu sei una persona e fai le cose come si deve, è assolutamente presumibile che neanche sarai controllato e se per caso sarai controllato ti sarà molto facile giustificare la differenza.

Ecco, sostanzialmente quello che ci vuoi dire oggi è che se abbiamo la coscienza a posto non rischieremo niente. Semplicemente cerchiamo di avere un’attenzione un filino maggiore, una precisione maggiore, conservare i documenti, non essere confusi se dovremo mai spiegare questi nostri conti. E’ un po’ di ordine in più che ci basta.
Esatto, un po’ di ordine in più.

Grazie ad Andrea Manfredi, amministratore delegato di SuperMoney per essere stato qui con noi. E’ tutto per la rubrica di oggi.